I chili di caffè venduti da un bar sono veramente indicatori dell’incasso?

http://aprireunbar.com/2011/12/17/comprare-bar-il-rapporto-fra-incassi-chili-di-caff/

 

I chili di caffè venduti da un bar sono veramente indicatori dell’incasso? Spesso sì, vediamo come.

Non sono poche le volte in cui, alla ricerca di un locale in vendita troviamo, frugando su internet annunci come questi:

…bar tabacchi con consumo di 6 kg di caffe” al giorno…

…il bar ha un consumo di caffè di circa 2,5 kg giornaliero…

Ma questo dato, dei chili di caffè venduti, e veramente così importante da poter decidere dell’acquisto o meno di un locale?

La maggior parte dei bar italiani basa di fatto i suoi introiti sul caffè e sulle brioches della mattina; il classico bar dell’angolo, come migliaia di bar Italiani, ha un pranzo abbastanza ristretto e un aperitivo altrettanto accennato, e la maggior parte dell’incasso li fa la mattina, con caffè e colazioni.

Sono abbastanza pochi i locali che, al contrario, riescono a maturare cifre interessanti in altri segmenti della giornata, ed è per questo che il dato sul consumo di caffè è considerato molto interessante da un esperto compratore.

Ma perché questo dato viene dato con facilità, mentre al contrario viene tenuto molto più riservato il fatturato del locale, di cui dovrebbe essere indicativo?

Primo, perché questo dato, chiarificante per gli addetti ai lavori, è invece oscuro per chi non ha idea di come funziona il mondo del bar, dando questo dato, si spera di attrarre compratori “del mestiere” considerati più sicuri e solvibili.

Secondo, perché se l’incasso può avere parti meno ufficiali (mi permettete il parlare in maniera un po’ oscura?) i chili di caffè permettono di dare un’idea abbastanza corretta del giro d’affari del locale pur senza citare cifre “da verificare”

Non si può concludere questo post, su un argomento delicato, senza dare un po’ di cifre che possano guidare i nostri lettori.

Un bar che consuma 1.2 /1.5 di caffè al giorno ha spesso un’incasso di 300/350€ al giorno, mentre un consumo di 2,5 chili porta a superare i 500€. Naturalmente è un dato tutto da verificare, ma, come uscito da un lungo dibattito durante uno dei nostri ultimi corsi di gestione bar (vero Andrea?) può essere molto indicativo…

better – backtotheroots.

From Bankers to Mushroom Farmers

Bttr_NikAlex_2013

Back to the Roots was founded by Alejandro Velez & Nikhil Arora during their last semester at UC Berkeley in 2009. Two months away from graduation, and heading into the corporate world of investment banking & consulting, they came across the idea during a class lecture of being able to potentially grow gourmet mushrooms entirely on recycled coffee grounds. Inspired by the idea of turning waste into wages & fresh, local food, they experimented in Alex’s fraternity kitchen, ultimately growing one test bucket of tasty oyster mushrooms on recycled coffee grounds. With that one bucket, some initial interest from Whole Foods & Chez Panisse and a $5,000 grant from the UC Berkeley Chancellor for social innovation, they decided to forget the corporate route, and instead, become full-time urban mushroom farmers!
Inspired by the idea of producing local, fresh food, we realized our company’s true passion wasn’t in bulk mushroom farming, but rather in creating tools to make food personal again and bring beautiful design, sustainability, education, and food into homes and classrooms around the world! Our first product was a Grow-at-Home Mushroom Kit that lets anyone grow their own delicious oyster mushrooms right out of a little brown box! Our second product, The Aquaponics Garden is a small, self-cleaning fish tank from which you can grow your own food!
We’ve since stopped bulk mushroom farming and are focusing our efforts on developing inspirational products to connect families to food and building a movement around them to make food personal again!